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Addio Chester Bennington

Addio Chester Bennington

Put me out of my misery.
Portami fuori dalla mia sofferenza.

Così intonava nel brano Given up una delle migliori voci che il rock abbia mai avuto nel suo firmamento. Chester Bennington non è più da qualche ora, dopo esser stato ritrovato privo di vita all’interno della sua casa di Palos Verdes Estates a Los Angeles.
Una frase emblematica che seppur urlata nell’ormai lontano 2008 può essere accostata a Chester, che da anni lottava contro la depressione che lo attanagliava insieme ai multeplici problemi di dipendenza dall’alcol e dalla droga.

Le dinamiche del suicidio, al momento della scrittura di questo pezzo, sono sconosciute.
Chester era il vocalist dei Linkin Park, band forse sconosciuta soltanto a chi è venuto al mondo ieri. Tra le più apprezzate al mondo, padrona di vere e proprie pietre miliari della musica rock, sia sconosciute che vere hit.

Era stato chiamato dagli Xero e da Jeff Blue a far parte di un progetto nel 1998 come vocalist, e insieme collaudarono il nome Linkin Park, il suo unico vero amore.

Chester, come già detto, soffriva di un’acuta depressione. Aveva infatti già tentato il suicidio in passato per fuggire via da questo mostro.
Ha avuto un’infanzia decisamente complessa: all’età di 11 anni vide i suoi genitori divorziare e alla stessa età iniziò a fumare marijuana. La sua sofferenza inizia però 4 anni prima, quando a soli 7 anni venne abusato da un ragazzo adolescente. Ciò durò fino ai 13 anni d’età, ma Chester non lo denunciò mai, perchè il ragazzo che commetteva abusi su di lui era a sua volta una vittima.

Lascia un bacino culturale immenso per tutti i suoi fan, e inconsapevolmente anche per chi incomincerà ad avvicinarsi alla musica dei Linkin Park soltanto dopo la sua morte. Lascia inoltre 6 figli avuti da più relazioni.

Lo shock è enorme per tutto il mondo della musica al momento e come un fiume in piena arrivano le ipotesi di chi s’interroga su come sia possibile tutto ciò. In molti pensano che il peso degli abusi subiti da bambino non se ne sia mai andato, altri credono che le ombre di alcol e droga che tanto lo hanno tormentato in passato siano tornate a bussare alla sua porta e c’è chi, in punta di piedi, suppone che abbia semplicemente voluto ricongiungersi con Chris Cornell, leader dei Soundgarden recentemente scomparso e grande amico di Chester.

Tanti pensieri, tante parole, tante anime che non riescono a capacitarsi.

Fa riflettere la pubblicazione del videoclip  di “Talking to myself” sul canale VEVO della band tre ore prima della sua morte, come fosse un testamento.

Una vita oscura, piena di ombre e paure. La stessa vita che ha portato via tantissimi artisti che seppur ricoperti da un solido guscio di fama, non riuscivano a combattere con il buio al suo interno. Quando muore un’artista muore la cultura, e un po’ tutto si spegne.

La musica, comunque, resterà.

Grazie Chester.

 

Di Andrea Picariello (Il Suono Libero)

Redazione RadioCastelluccio

luglio 21st, 2017

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